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Reviews
THE EUROPEAN YOUTH JAZZ ORCHESTRA 2006
“The European Jazz Orchestra” è un progetto che nasce nel cuore dell’organizzazione danese “Swinging Europe”, la quale si adopera per la promozione e la diffusione della cultura e delle attività musicali, in particolare di stampo jazzistico. L’orchestra è composta da giovani musicisti provenienti da tutta Europa e USA. La sua formazione è però in continua evoluzione, ogni anno infatti la band si compone di artisti diversi e di un nuovo direttore. Il progetto del 2006 vede alla guida del gruppo Barry Forgie, che oltre a dirigere con impagabile maestria i giovani musicisti, è anche arrangiatore e compositore dei brani. Un viaggio all’insegna del jazz europeo, con i suoi ritmi impalpabili e la sua carica armonica straordinariamente emozionante.
L’emozione non nasce solo dalle note ma anche dall’incontro di culture diverse, che grazie alla musica creano legami sonori e soprattutto umani! La prima traccia “Home & Dry”, dall’intro insolita, è un brano di Allan Ganley, importante jazzista inglese, che vanta collaborazioni con artisti di fama mondiale. Seguono brani originali di Barry Forgie, John Horler, pianista jazz e Axel Schlosser, prima tromba della EYJO.Invitante l’omaggio tutto scozzese in “Wry Smiles”, del solista di cornamusa Ian Mc Keinee, e il “duello” dei tenoristi Max Pizio e Jacub Dolezal, attiva e coinvolgente la solista Viola Falb in “Alto fresco”, incalzante e ruspante l’omaggio a Krupa di Jaska Lukkarinen (dr) nell’ultima traccia del disco. In tutto l’album si respira l’atmosfera che solo i brani interamente live sanno trasmettere!
Marco Gamba Quintet – Secret World
“Secret World”: audace progetto dell’artista Marco Gamba, che dopo svariate collaborazioni approda con successo alla realizzazione di un lavoro personale.
I temi affrontati sono di carattere sociale, o legati a un ricordo particolare che sprigiona l’ispirazione compositiva: “Uptown and the Bronx”, per ricordare un viaggio compiuto a New York nel 2001, dopo la caduta delle Twin Towers; “Djemaa”, la piazza principale di Marrakesh, che potrebbe essere eletta a luogo-simbolo di incontro e scambio tra due diverse culture; “Walking in alta de San Pedro”, sede del Palau della Musica Catalana, altro luogo-simbolo questa volta per quanto riguarda la bellezza sprigionata dall’arte in generale e dalla musica in particolare; “Nexus 6”, dal latino “legame/connessione”, per omaggiare quel grande canale mediatico che è il web; “My Love in Your Hands”, per ricordare che la musica e le altre arti guidano e arricchiscono la nostra vita; “Una Notte a Kabul” vuole essere una dedica e insieme un invito alla speranza per tutte le vittime della guerra; “Elogio dell’Imperfezione”, per non dimenticare che l’imperfezione a volte è anche perfezione, come ricorda una saggio sulla vita di Tina Modotti, scritto da Pino Bertelli; “Resolution”, composto da John Coltrane, brano di grande intensità e spiritualità, e infine “Secret World”, perché il mondo è un magico mistero e i suoi segreti stimolano senza sosta la nostra curiosità.
Marco Gamba affronta temi strettamente attuali, e anche il genere musicale qui proposto: il Jazz, è calato nella contemporaneità. Si passa da un sound di stampo jazzistico d’oltreoceano (come in “Uptown and the Bronx”, “Walking in alta de San Pedro” e naturalmente in “Resolution” del grande Coltrane), a un sound esotico-tribale di gusto vagamente orientaleggiante (in “Djemaa” e “Una Notte a Kabul”), fino a toccare una punta di romanticismo melodico (in “My Love in Your Hands”), per sfociare in un sound che potremmo definire psichedelico-surreale (in “Nexus 6”, “Elogio dell’imperfezione” e “Secret World”).
Grazie alla collaborazione di artisti brillanti come Sergio Orlandi (Tromba), Max Pizio (Sax Tenore), Francesco Pinetti (Vibrafono), Marco Zanoli (Batteria), la musica del contrabbasso di Marco Gamba si impreziosisce di suoni, ritmi e armonie intriganti e coinvolgenti.
DEAF JELLYFISH MOVIE – THE MURDER OF JESSICA FLETCHER
Ironico e insolito il titolo di questo album, che spalanca le porte di un percorso musicale molto ampio.Si spazia infatti dal rock’n’roll, al punk’n’roll, fino a toccare punte estreme di sonorità heavy metal. Non manca poi il tocco elettronico del remix di Stendeck del brano “Short Horizon” e allo stile più improntato al jazz (nel brano “G-Raph”), con il prezioso contributo di Max Pizio, al sax tenore.
La profonda e potente voce di Antoine Läng (autore dei testi) vibra accompagnata dal ritmo serrato della batteria di Rocco Lombardi, al quale si amalgama il suono della chitarra elettrica abilmente guidata da Olivier Magistra (questi ultimi sono anche autori delle musiche), al comando del basso troviamo Raph Ortis, alle tastiere la bravura di Frank Salis.
Un quintetto portentoso, di grande effetto! Per cogliere anche la vena ironica dei nostri artisti basta soffermarsi su alcune tracce: “Fire”, ad esempio si chiude proprio con un colpo di sparo, simpaticamente il titolo prosegue con “you know what I mean”!
Un progetto musicale che si presenta con frizzante leggerezza ma che ha in sé tutta l’energia di un mondo eclettico, dagli accordi rock e alle sonorità metal.
Francesco Pinetti Ensemble – Suono di fusione
Un progetto di grande spessore che vede amalgamarsi non solo suoni ma abili artisti (Francesco Pinetti, Marco Conti, Max Pizio, Dario Milan, Carlo Nicita, Luca Garro): queste le basi del magico percorso che è “Suono di Fusione”.
Francesco Pinetti Ensemble propone un viaggio all’interno della contaminazione musicale di stampo jazzistico e non solo… grooves funk-rock che si plasmano su echi jazz-swing ci riportano al Jazz Rock Fusion di fine anni ‘70.
Un’atmosfera surreale, che a volte sconfina in quella del rock psichedelico, si sprigiona negli otto brani presentati in questo album (Walking; Ti devi karmare; A chocolate with my UFO; Wheel of fortune; Dietro, le quarte; Zucca flowers; Jumbo; Artifact’s revenge).
Oltre al virtuosismo musicale non manca quello strumentale. “Suono di Fusione” dà spazio a strumenti quali la marimba e l’akai ewi, che testimoniano la poliedricità dell’ensemble e la voglia di ampliare sempre più lo spazio della contaminazione.
Non resta che immergersi nell’ascolto e lasciarsi trasportare dall’armonia dei suoni che si fondono l’uno con l’altro!
Luca Garro Septet-Double Red Street
Un percorso non solo musicale ma anche narrativo quello che Luca Garro ci propone nel suo “Double Red Street”. Narrativo in quanto i brani si sviluppano e snodano all’interno di un tragitto tematico che li collega gli uni agli altri.
Il viaggio si apre con Faith 58 – il sentiero nella notte –, brano che preannuncia ciò che verrà, rappresenta una sorta di incipit e la sua trama musicale è intessuta da toni “scuri”, malinconici, inframmezzati da ritmi jazz più vivaci. Specularmente troviamo Faith 85 – il sentiero nel giorno -, posto alla fine, quasi a chiudere il cerchio. Questo brano utilizza toni “chiari”, per trasmettere una luce di speranza, positività e fede nel futuro. Percorrendo il cerchio possiamo gustare attraverso gli altri brani (Waiting, Double Red Suite, A Blue World) echi del jazz d’oltreoceano ed europeo, misti a ritmi swing! Un cocktail di sonorità davvero unico, arricchito dalla bravura degli artisti (Luca Garro, Marco Fior, Valentino Finoli, Francesco Bianchi, Walter Pandini, Emanuele Garro, Enrico Santangelo) che trasmettono, grazie alla loro alta professionalità, un magma di armonie perfettamente amalgamate tra loro.
Seven Steps Quintet Feat. Fabrizio Bosso – Seven Steps
“Che relazione esiste tra i sette intervalli musicali e lo sviluppo dell’individualità umana?”
E’partendo da questa domanda che prende il via e si sviluppa il progetto “Seven Steps”.
Un lavoro interessantissimo, che vuole evidenziare l’importanza del numero “sette” sia a livello musicale che a livello psicologico-interiore. Sette sono infatti le chiavi musicali, sette le note, sette sono i passaggi che portano all’intervallo di ottava…e attraverso ognuno di questi passaggi l’uomo può imparare a conoscere meglio sé stesso e la propria interiorità, le sette qualità dell’io moderno, perché la musica è legata alla vita umana e nell’uomo vivono e agiscono le leggi del suono.
Vengono quindi proposti sette steps più uno, intitolato “Aurora”, dedicato all’intervallo di ottava, che non è altro che un nuovo intervallo di prima ad un livello superiore. Per arrivare però ad “Aurora” dobbiamo attraversare la “Nascita”, la “Polarità”, l’”Equilibrio”, l’ “Autocoscienza e la Selezione”, la “Flessibilità e la fiducia”, la “Condivisione” e il “Rinnovamento”. Ad ogni intervallo è inoltre assegnato un colore, partendo dallo step 1 troviamo il rosso, il giallo, l’arancione, il verde-smeraldo, l’azzurro, il bianco, il viola e infine…la nostra aurora, che è il coronamento del percorso, il nuovo inizio che sa attuare chi ha sperimentato gli steps precedenti!
Un lavoro davvero all’avanguardia, lontano dal tradizionalismo accademico, da premiare non solo per la sua singolarità, ma anche per la bravura degli artisti che lo hanno realizzato (Pierpaolo Cogno – composizione e pianoforte, Max Pizio – sassofoni e clarone, Fabrizio Bosso – tromba e flicorno, Fabrizio Pontiggia – tromba e flicorno, Mario Cogno – contrabbasso, Andrea Michelutti – batteria e percussioni).
Francesco Pinetti Quartet - FPQ
Le più limpide vibrazioni jazz vengono proposte in questo album di Francesco Pinetti attraverso un progetto che vede la collaborazione di Max Pizio (saxophones, contrabass clarinet), Yuri Goloubev (double bass), Marco Zanoli (drums) e Alberto Capelli, guest musician (eletric guitar).
I ritmi incalzanti del jazz europeo si fondono e si intersecano in questi otto brani composti dal poliedrico artista Francesco Pinetti, che ha alle spalle una brillante carriera di musicista e in particolare di vibrafonista, sempre attento alla ricerca musicale e alle sue nuove ritmiche.
Le sue composizioni originali spaziano dal repertorio jazzistico classico europeo a quello d'oltreoceano e lo approfondiscono, arricchendolo con nuove sfumature armoniche e melodiche.
Pinetti, innovativo non solo nella musica, ma anche nella titolazione dei brani, come “Filo Intermentale”, “Now I like tomatoes”, in questo album sprigiona l'energia della sua verve creativa, avvalendosi della collaborazione di musicisti di grande talento.
Un progetto dunque di grande intensità da assaporare in ogni sua vibrazione.
VIAGGIO A QUATTRO MANI” – Alessandra Gelfini ed Elena Strati
Si dice che ogni viaggio sia un momento di crescita e di arricchimento, ma soprattutto di scoperta…scoperta di nuove realtà.
Alessandra Gelfini ed Elena Strati affrontano un viaggio molto particolare, trasportandoci nel clima musicale dell’Ottocento Europeo e facendoci rivivere l’atmosfera di quell’epoca: dalla Francia di Bizet alla Repubblica Ceca di Dvorak, fino alla Spagna di Albéniz e alla Germania di Brahms.
Un percorso che si snoda sulle note del pianoforte, articolato da quattro mani espertissime, quelle di Alessandra ed Elena, che come abili sarte ricamano le intramontabili armonie dei grandi artisti ottocenteschi, su un tessuto melodico che segna un’intera epoca.
Si parte con Bizet, siamo a Parigi nel 1871 quando l’artista compone una delle opere più belle del repertorio pianistico a quattro mani: “Jeux d’enfants”; si passa poi a brani tratti dalle “Danze Slave” di Dvorak, dal ritmo travolgente e incalzante. Le sognanti e malinconiche note di Albéniz ci accompagnano nella Spagna di fine Ottocento e infine Brahms ci trasporta nel magico mondo tzigano delle “Danze Ungheresi”.
Una coppia vincente quella di Alessandra ed Elena, che con grazia e delicatezza solleticano la curiosità del pubblico accompagnandolo nel loro splendido viaggio a quattro mani.
Susto, Soranzio avec Costantini- QUATTRO E QUARANTATRE
Sulle struggenti note di un tango argentino la calda voce di Donatella Soranzio, accompagnata dal basso di Luciano Susto e dal bandoneon di Gianpaolo Costantini, crea alchimie fluttuanti e dinamiche.
Dodici brani interpretati con estrema passione e con un vivace sperimentalismo linguistico. Alcuni testi sono in lingua yiddish, che incastonata nelle note del tango crea effetti sorprendenti. Infatti la sonorità cruda di questa lingua, data da un vocalismo poco accentuato e basata su suoni più consonantici, spezza le arie create dal basso e dal bandoneon, creando un effetto di sospensione che sfocia nel dramma.
L'ascoltatore viene quindi catapultato nel mondo del tango yiddish, inserito nell'album in alternanza con brani in spagnolo (Alcoba azul, Malena), italiano (Nina, Che senso ha, Se potessi ancora) e serbo (Ausencia), che mischia temi zigani alla tradizionale musica polifonica popolare dei Balcani e al tango. Due brani per solo basso (Tango per ino, Argentina 70) e uno per sola voce (Oyfn pripetshik) completano l'elaborato percorso del brillante trio di artisiti.
Tutto si muove all'interno dell'aura malinconica del nuevo tango, che nasce nella metà del secolo scorso con Astor Piazzolla, intessuta dalle languide arie del basso e dalla suadente voce del mezzosoprano, inframmezzate dai ritmi decisi del bandoneon.
Luisiana Lorusso- Upwards
Quando musica e colore si fondono, ciò che scaturisce è un percorso nella dimensione cromatica dell'anima.
Upwards di Luisiana Lorusso ci trasporta in un mondo parallelo dettato dalle leggi di un cromatismo armonico sottile e articolato.
Luisiana lavora abilmente con la tavolozza delle sonorità, creando corrispondenze sempre nuove tra note e colori. Ogni traccia è il gradino di una scala musicale luminosa e sfumata, che porta in un mondo dalle tonalità calde e fredde al tempo stesso. Il chiaroscuro delle note è evidenziato dai sapienti arrangiamenti per voce e piano, dall'Intro insolita e surreale, dai nomi dei colori che caratterizzano ogni traccia, dai vibranti sussulti degli archi e dalle calda voce di Luisiana Lorusso.
14 tappe in un mondo cromatico variegato e variopinto, un percorso indimenticabile per ogni amante dello sperimentalismo musicale.
Hirion - Libertas
Un grido che invoca libertà e si alza dalle profondità della terra per raggiungere i confini più lontani. Questo è Libertas, questo il messaggio che il primo EP di Hirion vuole lanciare attraverso le note vibranti della sua musica. Note che portano in loro sapori lontani, esotici, ancestrali, oscillando tra ritmi afro e sonorità tribali, fino a toccare sfumature Pop - Soul – R&B.
Tutta questa ricchezza si traduce nella sete di libertà che attraversa l'intero EP, trasportandoci in dimensioni sempre diverse, pur restando all'interno dello stesso brano: si passa così dalla delicatezza di “The Cave”, ai ritmi incalzanti “The Empty Way”, alla coralità che si sprigiona in “Voglio Libertà”, alle sonorità R&B e rap di “Your Story”, fino ai suoni elettrizzanti di “Shake It”.
Una perfetta alchimia tra suoni e vocalità si trova incorniciata in questi brani originali e articolati, che esprimono tutta la scintillante personalità di Hirion. Difficile infatti inscrivere l'artista in un genere preciso e definito. Ma proprio questa è la sua ricchezza.
Non resta che lasciarsi trasportare in una dimensione dove la libertà non è semplice utopia, ma energia che si sprigiona da ogni singola nota e invade la realtà.
FINAL STEP – Desert Trolls
Primo lavoro discografico per il poliedrico gruppo Final Step, che mixa generi musicali diversi, unendoli attraverso un raffinatissimo gusto jazz. Dieci brani elaborati e dalle ritmiche originali.
Niente di scontato in questo album! Ogni pezzo è un viaggio sorprendente che trasporta l’ascoltatore alle origini del rock, del funk, del blues, del jazz e ancora di più…quasi alle origini del suono stesso. Una linea sottile tra modernità ed esotismo, data da ritmi ora serrati ora distesi, da rumori ora sordi e lontani ora squillanti e decisi, lascia i brani di Desert Troll sospesi in un’aura idillica.
Ogni brano è cesellato con sapiente abilità per dar vita a sonorità apparentemente contrastanti ma complementari.
Suoni e rumori del mondo naturale vengono inglobati in atmosfere elettroniche e sperimentali. Dieci esperimenti musicali perfettamente riusciti si snodano in questo album, che affascinerà il pubblico degli ascoltatori.
Francesco D'Acri - Che cosa sei
Un profondo interrogativo sull’esistenza scolpito in ritmi rock anni ’70: “Che cosa sei”, questo il titolo dell’album di Francesco D’Acri. I testi diretti e semplici, ma profondi e autentici a un tempo, sprigionano energia e vitalità attraverso la voce calda dell’artista, che accarezza le note frizzanti di chitarre, fiati, tastiere e armonica.
Si concretizza in questi brani un percorso esistenziale scandito dal rock ‘n roll alla Springsteen, impreziosito da echi blues e funky.
Particelle di puro rock e particelle di vita si uniscono alle parole immediate dei testi, parole svincolate da falsa retorica, che viaggiano libere.
L’album contiene anche un brano in inglese, prezioso assaggio della versatilità stilistica di Francesco D’Acri.
Reviews by Martina Pedroni
"Cosa infatti meglio della musica, della letteratura e dell’arte riesce a suscitare emozioni e a trasportarci in un mondo lontano dalla realtà?"